Vale la pena ottenere la certificazione biologica per il tuo marchio alimentare?

Organic onions
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La certificazione biologica è diventata una parola chiave nel settore, attirando consumatori attenti alla salute che cercano trasparenza e sostenibilità. Se sei il proprietario di un marchio alimentare nell’UE, comprendere gli standard biologici dell’Unione Europea è fondamentale prima di decidere se la certificazione sia in linea con i tuoi obiettivi aziendali. Questo articolo esplora cosa comporta la certificazione biologica nell’UE, ne analizza i pro e i contro e offre una conclusione chiara per aiutarti a decidere.

Cos’è la certificazione biologica nell’UE?

Nell’Unione Europea, Belgio compreso, la certificazione biologica è regolata dal Regolamento Biologico UE (UE) 2018/848, che stabilisce standard rigorosi per l’agricoltura biologica e la produzione alimentare. Per qualificarsi, i prodotti devono aderire a regole che vietano pesticidi sintetici, OGM e fertilizzanti artificiali, promuovendo al contempo il benessere animale, la biodiversità e la salute del suolo. La certificazione prevede l’accreditamento da parte di organismi terzi, come Certisys in Belgio, con ispezioni annuali per garantire la conformità in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione.

L’iconico logo biologico dell’UE (una foglia verde composta da stelle) è obbligatorio sugli alimenti biologici preconfezionati prodotti nell’UE e indica che almeno il 95% degli ingredienti è biologico. Per le importazioni, gli accordi di equivalenza (ad esempio con gli Stati Uniti) consentono ai prodotti certificati di utilizzare l’etichetta se gli standard corrispondono. Il processo inizia con un periodo di transizione (in genere 2-3 anni per le colture) per la conversione ai metodi biologici, seguito da documentazione e audit.

Pro della certificazione biologica per i marchi alimentari

  • Differenziazione sul mercato e prezzi premium: Le etichette biologiche attirano consumatori eco-consapevoli disposti a pagare di più, aumentando i margini mediamente del 20-30%. Nell’UE, la domanda di prodotti biologici cresce annualmente di circa il 5-10%.
  • Fiducia dei consumatori e richiamo alla salute: I prodotti certificati garantiscono minori residui di pesticidi e l’assenza di OGM, migliorando la reputazione del marchio. Gli studi dimostrano che i sistemi biologici possono produrre il 40% in più durante i periodi di siccità, supportando le dichiarazioni di sostenibilità.
  • Vantaggi normativi e all’esportazione: La certificazione UE semplifica il commercio all’interno del blocco e con partner come gli Stati Uniti, riducendo le barriere. Si allinea inoltre alla crescente domanda dei rivenditori di fornitori certificati.
  • Guadagni ambientali ed etici: Promuove la biodiversità e riduce il deflusso chimico, attirando acquirenti guidati dai valori e consentendo potenzialmente di beneficiare di sussidi UE.

Contro della certificazione biologica per i marchi alimentari

  • Costi elevati e investimento di tempo: Le quote di certificazione, gli audit e la conformità possono costare tra i 500 € e i 5.000 € all’anno, oltre a un periodo di conversione di 2-3 anni che può ridurre i raccolti iniziali. Gli input biologici sono più costosi, aumentando le spese di produzione del 20-50%.
  • Offerta limitata e scalabilità: Regole rigorose limitano la produzione, rendendo il cibo biologico più costoso e più difficile da scalare per i mercati di massa. Non tutti i prodotti si qualificano facilmente, limitando le opzioni di portafoglio.
  • Superiorità nutrizionale discutibile: Sebbene siano più sicuri rispetto ai prodotti sintetici, gli alimenti biologici non sono sempre più nutrienti di quelli convenzionali, il che potrebbe trarre in inganno i consumatori. Alcuni pesticidi biologici sono ancora utilizzati, sollevando dubbi sui reali benefici.
  • Rigore della certificazione e rischi: Il processo è burocratico e la mancata conformità rischia di comportare la decertificazione e sanzioni. La saturazione del mercato in nicchie come quella dei latticini potrebbe diluire i sovrapprezzi (premium).

Ulteriori considerazioni per i marchi alimentari belgi

Prima di procedere con la certificazione, valuta la tua catena di approvvigionamento: assicurati che i fornitori soddisfino gli standard UE e considera etichette nazionali come Biogarantie per un maggiore richiamo locale. Considera il marketing: sfrutta il logo nel packaging e nelle campagne digitali per migliorare la SEO tramite parole chiave come “alimenti biologici UE Belgio”. Inoltre, esplora le sovvenzioni del Servizio Pubblico Federale Belga per l’Agricoltura o i fondi UE per compensare i costi. Infine, conduci un’analisi costi-benefici su misura per la tua nicchia, come latticini o verdure, dove la domanda di biologico varia.

Conclusione: ne vale la pena?

Se il tuo obiettivo è vendere prodotti premium, puntando a consumatori attenti alla salute o eco-consapevoli, allora sì: la certificazione biologica ne vale la pena per la fiducia, il potere di determinazione del prezzo e il vantaggio competitivo che offre. Tuttavia, se il tuo obiettivo è vendere articoli economici guidati dal volume, allora no, i costi e i vincoli aggiuntivi potrebbero erodere la competitività senza rendimenti sufficienti. In definitiva, allinea la certificazione alla strategia del tuo marchio per un successo a lungo termine. Se sei pronto a esplorare questa strada, consulta oggi stesso un certificatore locale.

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